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Barone Pizzini Franciacorta: la visita tra biologico, Erbamat e una cantina che scompare nella terra

A Provaglio d’Iseo, Barone Pizzini racconta una Franciacorta nella quale viticoltura biologica, biodiversità, ricerca e architettura fanno parte di un unico progetto.

La visita parte dal vigneto e arriva fino ai locali sotterranei di affinamento, attraversando una cantina progettata per integrarsi nel territorio e, allo stesso tempo, permettere al visitatore di osservare direttamente ciò che accade durante la produzione.

Uno dei fili conduttori dell’esperienza è l’Erbamat, antico vitigno bresciano sul quale Barone Pizzini lavora da anni e che oggi assume un interesse ancora maggiore di fronte all’anticipo delle vendemmie e al cambiamento climatico.

Informazioni sulla cantina

Nome: Barone Pizzini
Dove: Via San Carlo 14, 25050 · Provaglio d’Iseo (Bs)
Denominazione: Franciacorta DOCG
Viticoltura: biologica
Vitigni: Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco, Erbamat
Elementi distintivi: viticoltura biologica, biodiversità, ricerca sull’Erbamat, cantina integrata nel territorio

Contatti:
Tel: 030 984 8311
Email: info@baronepizzini.it
Sito: https://baronepizzini.it

Visite guidate: disponibili su prenotazione - visite@baronepizzini.it
Wine shop: presente in cantina


La nostra visita

  • Visita effettuata il 18 luglio 2026
  • Accolti e accompagnati da Elisa
  • Introduzione alla storia e alla filosofia aziendale
  • Visita al vigneto
  • Approfondimento su biodiversità e sovescio
  • Approfondimento sull’Erbamat
  • Visita alla zona produttiva
  • Barricaia sotterranea
  • Locali di affinamento
  • Pupitres e remuage
  • Degustazione di Animante, Satèn Edizione 2021 e Rosé Edizione 2022

La nostra impressione

Barone Pizzini ci ha trasmesso soprattutto una sensazione di coerenza.

Il biologico non viene percepito come un elemento aggiunto al racconto aziendale, ma come il punto di partenza da cui derivano molte delle altre scelte: la gestione del vigneto, l’attenzione alla biodiversità, il recupero dell’Erbamat e persino il modo in cui è stata progettata la cantina.

Ci ha colpito anche quanto sia semplice, durante la visita, vedere concretamente ciò di cui si sta parlando.

Si parla di biodiversità e la si osserva tra i filari. Si parla di territorio guardando il Monte Orfano. Si parla di sostenibilità entrando in una cantina che sembra quasi scomparire nel terreno.

E si parla di ricerca sull’Erbamat per poi ritrovarne una piccola percentuale direttamente nel calice.

Il racconto della visita

Un ingresso che anticipa l’identità della cantina

L’arrivo a Barone Pizzini è già parte dell’esperienza.

La pietra, il legno e le grandi superfici vetrate costruiscono un ingresso importante, quasi maestoso, ma allo stesso tempo perfettamente inserito nel paesaggio.

Ad accoglierci è stata Elisa, che ci ha accompagnati insieme ad altri visitatori che avevano prenotato indipendentemente la propria esperienza.

Il gruppo era quindi piuttosto eterogeneo per interessi e conoscenza del vino.

La visita è iniziata con un breve video introduttivo attraverso il quale siamo entrati nella storia e nella filosofia dell'azienda.

Subito dopo Elisa ci ha proposto una scelta: iniziare direttamente dalla cantina oppure uscire prima in vigneto.

Abbiamo scelto il vigneto.

Ed è stato probabilmente il modo migliore per iniziare.

Il vigneto, il Monte Orfano e la lettura del territorio

Uscendo dalla cantina ci siamo fermati accanto a un vigneto di Chardonnay.

Da qui Elisa ha iniziato a raccontarci il territorio e la distribuzione dei principali vigneti aziendali, invitandoci soprattutto a osservare ciò che avevamo davanti.

Sul fondo domina il Monte Orfano, una presenza importante per questa zona della Franciacorta e un riferimento costante nel racconto del paesaggio.

È stato interessante perché il territorio ha smesso immediatamente di essere qualcosa da leggere su una mappa.

Era lì davanti a noi.

L'erba tra i filari è parte del progetto

Passeggiando nel vigneto, Elisa ci ha fatto osservare qualcosa che rischierebbe facilmente di passare inosservato: ciò che cresce tra le viti.

L'erba non viene eliminata semplicemente per ottenere un vigneto visivamente più ordinato.

Dietro ciò che vediamo esistono precise scelte agronomiche legate alla biodiversità e alla vitalità del terreno.

Durante la visita ci è stato spiegato il ruolo del sovescio e delle diverse specie utilizzate o lasciate sviluppare tra i filari.

Tra queste troviamo piante con apparati radicali differenti, comprese specie fittonanti e azotofissatrici, capaci di interagire in modo diverso con il terreno.

Secondo quanto ci è stato raccontato, nei vigneti si può arrivare a osservare una biodiversità vegetale estremamente ricca.

Il risultato ricercato non è quindi soltanto nutrire la vite, ma costruire intorno ad essa un ecosistema più complesso ed equilibrato.

Erbamat: un antico vitigno che torna attuale

Uno degli argomenti più interessanti dell'intera visita è stato sicuramente l'Erbamat.

Elisa ci ha raccontato come questo vitigno sia storicamente presente nel territorio bresciano da secoli, ma sia stato progressivamente abbandonato a favore di altre varietà.

Barone Pizzini ha scelto invece di tornare a studiarlo.

Non soltanto per recuperare un pezzo della storia viticola locale, ma per comprenderne le reali potenzialità.

Le Tesi: sperimentare prima di scegliere

Il percorso di ricerca dell'azienda è passato anche attraverso alcuni vini sperimentali denominati Tesi.

Sono state utilizzate percentuali differenti di Erbamat insieme a Chardonnay e Pinot Nero, proprio per comprendere quanto questo vitigno potesse incidere sull'equilibrio finale del vino.

Nel tempo le percentuali sperimentate sono progressivamente diminuite, fino ad arrivare all'utilizzo attuale previsto nelle cuvée.

È un approccio che abbiamo trovato particolarmente interessante: prima osservare, poi sperimentare e soltanto successivamente decidere come utilizzare il vitigno.

Erbamat e cambiamento climatico

È però guardando al presente che il discorso sull'Erbamat diventa ancora più interessante.

Una delle sue caratteristiche è la maturazione particolarmente tardiva, accompagnata da una forte componente acida e da un carattere spesso citrico.

Durante la visita abbiamo parlato dell'anticipo progressivo delle vendemmie.

In alcune annate Chardonnay e Pinot possono ormai essere raccolti già nel mese di agosto.

L'Erbamat, invece, continua a maturare molto più tardi, arrivando anche verso settembre.

Da qui nasce una domanda che ci è rimasta particolarmente impressa:

l'Erbamat potrebbe diventare una delle risposte della Franciacorta all'aumento delle temperature?

Non una risposta già scritta, ma sicuramente un interessante campo di ricerca.

Ed è forse questo l'aspetto più affascinante: utilizzare un vitigno antico non per guardare nostalgicamente al passato, ma per interrogarsi sul futuro.

Da Erbamat ad Animante

Il risultato di questa ricerca non rimane soltanto nei vigneti sperimentali.

Lo ritroviamo anche in Animante, una delle etichette più rappresentative dell'azienda.

Il vino degustato durante la nostra visita era composto da:

  • Chardonnay 64%
  • Pinot Nero 22%
  • Pinot Bianco 9%
  • Erbamat 5%

Una percentuale apparentemente piccola, ma interessante proprio per il contributo alla freschezza e alla componente citrica del vino.

È stato anche il Franciacorta che ci ha colpiti maggiormente durante la degustazione.

Una cantina che scompare nella terra

Rientrando dal vigneto cambia completamente lo scenario.

Uno degli elementi più affascinanti di Barone Pizzini è infatti la struttura stessa della cantina.

Osservandola dall'esterno si comprende bene come una parte importante dell'edificio sia stata inserita nel terreno.


Legno, pietra e vegetazione sembrano accompagnare progressivamente la struttura nel paesaggio.

Anche dall'interno questo rapporto rimane continuamente visibile.

Una lunga apertura orizzontale permette, per esempio, di continuare a guardare i vigneti anche quando ci si trova all'interno dell'edificio.

È un dettaglio architettonico, ma racconta molto bene il rapporto che la cantina vuole mantenere con ciò che si trova all'esterno.

Una cantina pensata anche per essere osservata

Uno dei momenti visivamente più belli della visita arriva entrando nella zona produttiva.

Ci si ritrova infatti su una grande passerella sopraelevata dalla quale è possibile osservare dall'alto buona parte della cantina.

Sotto di noi si aprono le vasche in acciaio, gli impianti, le tubazioni e gli spazi di lavorazione.

È quasi una cantina a vista.

L'impressione è quella di trovarsi davanti a un enorme sistema produttivo completamente leggibile dal visitatore.

Elisa ci ha spiegato le diverse fasi direttamente da questa posizione, rendendo molto semplice comprendere la disposizione degli ambienti e il percorso seguito dalle uve e dal vino.

È una scelta progettuale che abbiamo apprezzato molto.

La cantina non è stata pensata soltanto per produrre, ma anche per poter essere raccontata.

Acciaio, legno e bâtonnage

La prima fermentazione avviene utilizzando sia vasche in acciaio sia legno, a seconda delle basi e del risultato ricercato.

Durante la visita ci è stata spiegata anche una differenza interessante nel lavoro sulle fecce.

Nelle vasche in acciaio il bâtonnage può essere effettuato meccanicamente, mentre nelle barrique l'operazione viene svolta manualmente.

È uno di quei piccoli dettagli che permettono di comprendere quanto il lavoro possa cambiare in funzione del contenitore utilizzato.

La barricaia, dodici metri sotto terra

Scendendo ulteriormente si raggiunge uno degli ambienti più suggestivi dell'intera visita.

La barricaia si trova, secondo quanto ci è stato spiegato, a circa 12 metri sotto il livello del terreno.


Qui sono ospitate circa 600 barrique.

La temperatura è naturalmente più stabile e l'atmosfera cambia completamente rispetto alla parte superiore della cantina.

Sopra avevamo luce, grandi spazi e la possibilità di osservare tutta la produzione dall'alto.

Qui dominano invece silenzio, penombra, legno e tempo.

Durante la visita ci è stato raccontato che le barrique possono rimanere in azienda per molti anni e, una volta terminato il loro utilizzo enologico, possono essere recuperate per altri impieghi.

Anche questo piccolo dettaglio si inserisce bene nella filosofia generale dell'azienda.

Nei locali sotterranei il tempo diventa materia

Proseguendo la visita arriviamo agli ambienti nei quali le bottiglie riposano sui lieviti.

Qui il protagonista diventa inevitabilmente il tempo.

Le diverse referenze seguono affinamenti differenti e, secondo quanto raccontato durante la visita, alcune selezioni possono arrivare fino a circa 83 mesi sui lieviti.

Migliaia di bottiglie rimangono immobili aspettando che il tempo faccia il proprio lavoro.

È forse uno dei modi più semplici per comprendere quanto, nel Metodo Classico, l'attesa sia una vera componente produttiva.

Le pupitres e il remuage

All'interno della cantina abbiamo trovato anche una rappresentazione particolarmente efficace delle diverse fasi del remuage.

Le bottiglie sono disposte in sequenza, permettendo di vedere come cambino progressivamente posizione.

Da quasi orizzontali diventano sempre più inclinate fino ad arrivare alla posizione verticale, con il collo rivolto verso il basso.


Durante questa fase il deposito viene progressivamente accompagnato verso il collo della bottiglia, preparandola alla successiva sboccatura.

Vedere tutte le posizioni una accanto all'altra permette di comprendere immediatamente un procedimento che, raccontato soltanto a parole, potrebbe sembrare molto più complesso.

Approfondisci: Remuage, cos'è e come funziona nel Metodo Classico

Perché sopra le pupitres c'è una bottiglia ricoperta di cera?

Proprio sopra le pupitres abbiamo notato una bottiglia particolarissima.

Il vetro è ricoperto da numerose colature di cera.

Non si tratta di decorazione.

Un tempo, nelle cantine poco illuminate, per verificare la posizione del sedimento durante il remuage si utilizzava la luce delle candele.

La bottiglia veniva osservata in controluce e, ripetendo l'operazione, la cera sciolta finiva progressivamente per colare sul vetro.

Quella bottiglia conserva quindi una traccia concreta del modo in cui questo lavoro veniva svolto prima dell'illuminazione moderna.

Approfondisci: Perché sopra le pupitres c'è una bottiglia ricoperta di cera?

I Franciacorta degustati

La degustazione ha concluso naturalmente il percorso.

Abbiamo assaggiato tre interpretazioni molto differenti di Barone Pizzini:

  • Animante Dosaggio Zero – XIII Tiratura
  • Satèn Edizione 2021
  • Rosé Edizione 2022

Ognuno di questi vini avrà una propria scheda dedicata con caratteristiche produttive, degustazione e abbinamenti.

Ma già assaggiarli in sequenza ha permesso di leggere tre anime differenti dell'azienda.

Una degustazione anche gastronomica

La degustazione è stata accompagnata da salumi e formaggi.

Un dettaglio che abbiamo particolarmente apprezzato, perché ha permesso di verificare concretamente quanto possa cambiare la percezione di un Franciacorta quando viene accostato a cibi differenti.

Acidità, struttura, morbidezza e componente aromatica possono essere amplificate oppure bilanciate dall'abbinamento.

È diventato quindi un piccolo esercizio di degustazione dentro la degustazione.

Animante: il vino che ci ha sorpreso

Tra i tre vini degustati, Animante è stato quello che ci ha coinvolti maggiormente.

Il vino degustato era composto da Chardonnay 64%, Pinot Nero 22%, Pinot Bianco 9% ed Erbamat 5%.

L'affinamento indicato per questa tiratura era di 19 mesi, con residuo zuccherino inferiore a 1 g/l.

Nel calice abbiamo trovato soprattutto una grande freschezza e una componente agrumata molto evidente.

La nota che ci è rimasta più impressa è quella del limone, accompagnata da una piacevole tensione acida.

È un vino che funziona molto bene come aperitivo, ma che immaginiamo facilmente anche durante il pasto, soprattutto con preparazioni saporite o caratterizzate da una componente grassa.

Sapere che dentro quella freschezza esiste anche una piccola percentuale di Erbamat rende l'assaggio ancora più interessante dopo averne ascoltato il racconto in vigneto.

Satèn Edizione 2021

Il secondo vino degustato è stato il Satèn Edizione 2021, Chardonnay in purezza.


La vinificazione delle basi avviene tra acciaio e barrique, mentre l'affinamento indicato per la bottiglia degustata era di 31 mesi.

Rispetto ad Animante cambia completamente registro.

Il vino appare più morbido, elegante e avvolgente, con quella particolare sensazione tattile che rappresenta uno degli elementi distintivi della tipologia Satèn.

È un Franciacorta che abbiamo immaginato facilmente con risotti, primi piatti, pesce e preparazioni delicate.

Rosé Edizione 2022

A chiudere la degustazione è stato il Rosé Edizione 2022.


La composizione è decisamente caratterizzante:

96% Pinot Nero e 4% Chardonnay.

Il vino degustato riportava un affinamento di 31 mesi sui lieviti e un residuo zuccherino di 2,2 g/l.

Già nel calice colpisce per il colore intenso e riconoscibile.

La forte presenza del Pinot Nero restituisce struttura e carattere, portandolo decisamente verso una dimensione gastronomica.

Lo abbiamo immaginato accanto a tartare di carne, ragù, arrosti e preparazioni particolarmente saporite.

Un Rosé che non rimane confinato all'aperitivo.

Cosa ci è piaciuto di più

La coerenza tra quello che viene raccontato e quello che si vede

È probabilmente questo l'elemento che ci è rimasto maggiormente di Barone Pizzini.

Si parla di biodiversità e poi si entra in un vigneto nel quale l'erba e le differenti specie vegetali sono parte evidente del paesaggio.

Si parla di sostenibilità e si osserva una cantina che si integra nel terreno.

Si parla di trasparenza e ci si ritrova su una passerella dalla quale è possibile vedere dall'alto l'intera zona produttiva.

Si parla di ricerca sull'Erbamat e poco dopo quella ricerca arriva direttamente nel calice.

Sono elementi apparentemente differenti che, messi insieme, costruiscono una precisa identità.

La persona che ricorderemo

Elisa

Elisa ha accompagnato un gruppo composto da persone con conoscenze e interessi differenti riuscendo a rendere il percorso comprensibile e interessante per tutti.

Ci è piaciuta soprattutto la capacità di utilizzare ciò che avevamo davanti agli occhi per spiegare concetti più ampi.

Un filare per parlare di biodiversità.

Il Monte Orfano per raccontare il territorio.

Una bottiglia per spiegare il remuage.

Un bicchiere di Animante per tornare sull'Erbamat.

La possibilità iniziale di scegliere se partire dalla cantina oppure dal vigneto ha inoltre reso la visita meno rigida e più vicina alle curiosità del gruppo.

Da non perdere

Durante una visita a Barone Pizzini consigliamo di prestare particolare attenzione a:

  • il vigneto e il racconto sulla biodiversità;
  • il lavoro sull'Erbamat;
  • il Monte Orfano e la lettura del territorio;
  • l'integrazione architettonica della cantina nel paesaggio;
  • la passerella dalla quale osservare la produzione dall'alto;
  • la barricaia sotterranea;
  • le diverse fasi del remuage;
  • la bottiglia storica ricoperta di cera.

Sono soprattutto questi elementi a trasformare la visita da semplice spiegazione del Metodo Classico in un racconto completo dell'identità aziendale.

Per chi consigliamo questa visita

La visita a Barone Pizzini è particolarmente indicata per chi vuole andare oltre le singole fasi della produzione del Franciacorta.

È interessante per chi vuole approfondire il rapporto tra biologico, biodiversità e vino, ma anche per chi è curioso di comprendere il ruolo delle singole varietà e delle differenti scelte di cantina.

La consigliamo soprattutto agli appassionati che vogliono conoscere meglio l'Erbamat e capire perché un antico vitigno locale possa oggi tornare ad avere un ruolo interessante nel futuro della Franciacorta.

Un ultimo incontro inatteso

Prima di lasciare Barone Pizzini è successo qualcosa di molto semplice.

Nel giardino della cantina abbiamo visto un piccolo leprotto saltare tra l'erba.

Probabilmente una coincidenza.

Ma dopo una visita nella quale avevamo parlato a lungo di biodiversità, equilibrio naturale e rispetto dell'ambiente, è stato impossibile non sorridere.

Sembrava quasi la conclusione perfetta del percorso.

Il pensiero di Luca

Barone Pizzini mi ha colpito soprattutto per la coerenza tra quello che racconta e quello che permette di vedere durante la visita.

Il biologico non rimane una parola: è nel vigneto, nella biodiversità, nell'architettura della cantina e nel modo di interpretare il territorio.

Ho trovato particolarmente interessante il lavoro sull'Erbamat. Recuperare un vitigno presente in questo territorio da secoli e studiarlo oggi anche come possibile risposta alle nuove condizioni climatiche significa utilizzare la storia non semplicemente per guardare indietro, ma per interrogarsi sul futuro.

Mi è piaciuta molto anche la struttura della cantina: poter osservare dall'alto tutta la zona produttiva rende immediatamente comprensibili spazi e lavorazioni, mentre scendendo nella barricaia cambia completamente atmosfera.

E poi c'è Animante, il vino che più mi è rimasto impresso: fresco, citrico e dinamico, con quella nota di limone che mi ha fatto tornare immediatamente al racconto sull'Erbamat ascoltato poco prima in vigneto.

Dalla biodiversità tra i filari alla barricaia sotterranea, fino a quel piccolo leprotto incontrato prima di andare via, Barone Pizzini è stata una visita nella quale territorio, ricerca e filosofia aziendale sono rimasti collegati dall'inizio alla fine.


Animante – Barone Pizzini | Franciacorta DOCG
BARONE PIZZINI
 
 
Animante di Barone Pizzini è un Franciacorta Dosaggio Zero fresco, dinamico e particolarmente rappresentativo della ricerca aziendale sull’Erbamat. La cuvée unisce Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e una piccola percentuale di Erbamat. Proprio quest’ultimo contribuisce a definire uno dei tratti che abbiamo percepito maggiormente durante la degustazione: una spiccata freschezza accompagnata da una nota agrumata e citrica, con un richiamo evidente al limone. Degustato durante la nostra visita a Barone Pizzini Abbiamo degustato Animante durante la visita alla cantina Barone Pizzini, dopo aver approfondito in vigneto il lungo lavoro svolto dall’azienda sull’Erbamat. Assaggiarlo subito dopo averne ascoltato la storia ha reso il vino ancora più interessante: quella componente citrica e quella tensione acida percepite nel calice sembravano riportare direttamente al racconto fatto poco prima da Elisa. → Scopri il racconto completo della nostra visita a Barone Pizzini Il nostro assaggio Animante si presenta come un Franciacorta molto fresco e immediato. Al naso emergono sensazioni agrumate, accompagnate da un profilo pulito e dinamico. È però al palato che ci ha convinti maggiormente. La componente acida è evidente e dona grande energia al sorso. Tra le sensazioni che ci sono rimaste più impresse c’è soprattutto una nota di limone, fresca e netta, che contribuisce a rendere il vino verticale e particolarmente piacevole. La componente più vegetale ed erbacea accompagna il sorso senza appesantirlo, mentre il dosaggio molto contenuto lascia spazio alla freschezza e alla precisione del vino. Carta d’identità Caratteristica Dato Cantina Barone Pizzini Denominazione Franciacorta DOCG Tipologia Dosaggio Zero Uve Chardonnay 64%, Pinot Nero 22%, Pinot Bianco 9%, Erbamat 5% Affinamento delle basi Prevalentemente acciaio, con una quota in legno Quota affinata in legno Circa 10% Affinamento sui lieviti 19 mesi per la tiratura degustata Residuo zuccherino Inferiore a 1 g/l Lavorazione Metodo Classico Perché ci è piaciuto Animante è stato il vino che ci ha colpiti maggiormente durante la degustazione. Ci è piaciuto soprattutto per la combinazione tra freschezza, acidità e componente agrumata. È un vino immediato, ma non semplice. La presenza dell’Erbamat è contenuta, eppure sapere quanto lavoro di ricerca ci sia dietro quel 5% rende il calice ancora più interessante. È anche una bottiglia estremamente versatile: fresca per l’aperitivo, ma sufficientemente tesa e strutturata per accompagnare il pasto. Dove nasce Animante nasce dall’unione di più vitigni coltivati nei vigneti biologici di Barone Pizzini. La presenza di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco viene completata da una piccola quota di Erbamat, antico vitigno bresciano sul quale l’azienda lavora da anni attraverso sperimentazioni e vinificazioni dedicate. Una parte delle basi affina in legno, mentre la maggioranza viene lavorata in acciaio, con l’obiettivo di preservare freschezza, precisione e riconoscibilità della cuvée. Il ruolo dell’Erbamat L’Erbamat rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto Barone Pizzini. È un vitigno dalla maturazione tardiva e naturalmente caratterizzato da un’acidità elevata. Durante la visita abbiamo approfondito il suo possibile ruolo anche in relazione al cambiamento climatico: mentre altre varietà tendono oggi a raggiungere la maturazione sempre prima, l’Erbamat mantiene tempi di raccolta più tardivi. In Animante è presente soltanto per il 5%, ma contribuisce alla freschezza e alla tensione del vino. Abbinamenti Animante è particolarmente adatto ad aperitivi e piatti saporiti. Lo consigliamo con: aperitivi; salumi; formaggi; fritti; pesce; crostacei; primi piatti saporiti; carni bianche; preparazioni caratterizzate da una componente grassa. La sua acidità è particolarmente utile nell’abbinamento con cibi ricchi e sapidi. Lo sapevi? Prima di arrivare all’attuale utilizzo dell’Erbamat, Barone Pizzini ha sviluppato diversi vini sperimentali chiamati Tesi, utilizzando percentuali differenti del vitigno. Il percorso ha permesso all’azienda di comprenderne progressivamente il comportamento e il contributo alla cuvée. Animante rappresenta oggi uno dei risultati concreti di questo lungo lavoro di ricerca. Il pensiero di Luca Animante è stato il vino che mi è piaciuto maggiormente durante la visita a Barone Pizzini. Mi ha colpito soprattutto per la sua freschezza e per quella nota agrumata, quasi di limone, che si percepisce chiaramente al palato. È un vino teso, dinamico e molto piacevole da bere. Lo immagino facilmente come aperitivo, ma secondo me esprime ancora meglio le proprie caratteristiche a tavola, soprattutto con piatti saporiti o caratterizzati da una componente grassa. Sapere che nel calice c’è anche una piccola percentuale di Erbamat, dopo aver ascoltato in vigneto tutto il percorso di ricerca dell’azienda, rende l’assaggio ancora più interessante. Dettagli finali Abbinamento: aperitivi, salumi, formaggi, fritti e piatti saporiti Residuo zuccherino: inferiore a 1 g/l Lavorazione: Metodo Classico Zona di produzione: Franciacorta DOCG Temperatura di servizio: 6–8 °C
Satèn Edizione 2021 – Barone Pizzini | Franciacorta DOCG
BARONE PIZZINI
 
 
Satèn Edizione 2021 di Barone Pizzini è un Franciacorta Blanc de Blancs prodotto esclusivamente con Chardonnay. Elegante, morbido e avvolgente, mostra un profilo molto diverso rispetto ad Animante: meno giocato sulla tensione e sulla componente citrica e maggiormente orientato alla finezza e alla cremosità. La vinificazione delle basi, suddivisa tra acciaio e barrique, contribuisce a costruire un vino equilibrato e particolarmente adatto alla tavola. Degustato durante la nostra visita a Barone Pizzini Abbiamo degustato Satèn Edizione 2021 come secondo vino del percorso, dopo Animante. Il passaggio tra i due è stato molto interessante perché ha mostrato due interpretazioni quasi opposte dello stile aziendale: dalla freschezza più verticale di Animante alla morbidezza e all’eleganza del Satèn. → Scopri il racconto completo della nostra visita a Barone Pizzini Il nostro assaggio Nel calice il Satèn mostra un carattere elegante e delicato. Il sorso è morbido e cremoso, sostenuto dalla tipica effervescenza più contenuta di questa tipologia. Rispetto ad altri Franciacorta degustati durante il viaggio, non abbiamo percepito una componente sapida particolarmente marcata. Il vino gioca maggiormente sulla finezza, sulla morbidezza e sull’equilibrio. La struttura rimane comunque sufficiente per accompagnare il cibo e lo rende particolarmente interessante anche fuori dall’aperitivo. Carta d’identità Caratteristica Dato Cantina Barone Pizzini Denominazione Franciacorta DOCG Tipologia Satèn Blanc de Blancs Edizione 2021 Uve Chardonnay 100% Prima fermentazione 50% acciaio, 50% barrique Legno Barrique di passaggio Affinamento sui lieviti Circa 31 mesi per la bottiglia degustata Lavorazione Metodo Classico Perché ci è piaciuto Il Satèn ci è piaciuto soprattutto per la sua eleganza. Non cerca un impatto immediato, ma costruisce il sorso attraverso morbidezza, finezza e una bollicina delicata. La vinificazione divisa tra acciaio e barrique crea un interessante equilibrio tra freschezza e struttura, senza rendere il legno protagonista. È un vino che abbiamo trovato particolarmente adatto alla tavola. Dove nasce Il Satèn di Barone Pizzini nasce esclusivamente da Chardonnay. La prima fermentazione delle basi viene suddivisa in parti uguali tra acciaio e barrique. L’acciaio contribuisce a preservare freschezza e precisione, mentre il legno accompagna il vino verso una maggiore rotondità e complessità. L’assemblaggio delle due componenti permette di ottenere uno stile equilibrato, nel quale nessuno dei due contenitori prevale nettamente sull’altro. Perché il Satèn è diverso Il Satèn è una tipologia esclusiva della Franciacorta. La pressione interna inferiore rispetto agli altri Franciacorta determina una bollicina più delicata e una sensazione tattile particolarmente morbida. È proprio questa caratteristica a dare al vino quella percezione setosa che richiama direttamente il nome Satèn. Nel caso di Barone Pizzini, la vinificazione dello Chardonnay tra acciaio e legno contribuisce ulteriormente alla struttura e all’eleganza del sorso. Abbinamenti Abbiamo trovato il Satèn particolarmente adatto ad accompagnare piatti delicati ma non necessariamente semplici. Lo consigliamo con: risotti; primi piatti; pasta con sughi delicati; pesce; crostacei; carni bianche; formaggi morbidi; preparazioni cremose. Particolarmente interessante l’abbinamento con risotti e primi piatti a base di pesce o carni bianche. Lo sapevi? Per il Satèn Edizione 2021 Barone Pizzini divide la prima fermentazione delle basi in modo quasi perfettamente simmetrico: 50% in acciaio e 50% in barrique. È un esempio molto chiaro di come contenitori differenti possano essere utilizzati non come alternative, ma come strumenti complementari per costruire una cuvée. Il pensiero di Luca Il Satèn di Barone Pizzini mi è sembrato soprattutto un vino elegante. Rispetto ad Animante cambia completamente registro: la freschezza rimane, ma il protagonista diventa il carattere morbido e avvolgente del sorso. Non ho percepito una sapidità particolarmente marcata e proprio per questo lo vedo molto bene a tavola, con risotti, pesce, primi piatti e preparazioni a base di carne bianca. Mi è piaciuto anche il lavoro sulle basi, divise tra acciaio e barrique: il legno si percepisce come elemento di struttura, senza diventare dominante. Dettagli finali Abbinamento: risotti, pesce, primi piatti e carni bianche Lavorazione: Metodo Classico Vitigno: Chardonnay 100% Zona di produzione: Franciacorta DOCG Temperatura di servizio: 6–8 °C
Rosé Edizione 2022 – Barone Pizzini | Franciacorta DOCG
BARONE PIZZINI
 
 
Rosé Edizione 2022 di Barone Pizzini è un Franciacorta di grande carattere, costruito quasi interamente sul Pinot Nero. Già il colore lascia intuire una personalità più decisa rispetto a molti Rosé. Al palato emerge soprattutto una componente minerale molto evidente, che abbiamo collegato durante la visita alle caratteristiche dei vigneti e in particolare a Pian delle Viti, la parcella più alta dell’azienda. È un Rosé decisamente gastronomico, capace di accompagnare piatti strutturati e persino preparazioni a base di carne. Degustato durante la nostra visita a Barone Pizzini Abbiamo degustato Rosé Edizione 2022 come ultimo vino del percorso. Dopo la freschezza citrica di Animante e l’eleganza del Satèn, il Rosé ha mostrato il volto più strutturato e gastronomico della degustazione. → Scopri il racconto completo della nostra visita a Barone Pizzini Il nostro assaggio La prima cosa che colpisce è il colore. Il Rosé presenta una tonalità decisa e sostanziosa, coerente con la presenza quasi assoluta di Pinot Nero nella cuvée. Il profilo al palato è strutturato, ma ciò che abbiamo percepito maggiormente è soprattutto una forte mineralità. Il sorso mantiene tensione e freschezza pur avendo un corpo più importante rispetto agli altri vini degustati. È proprio questa combinazione tra struttura e mineralità a renderlo interessante a tavola. Carta d’identità Caratteristica Dato Cantina Barone Pizzini Denominazione Franciacorta DOCG Tipologia Rosé Edizione 2022 Uve Pinot Nero 96%, Chardonnay 4% Provenienza Vigneti aziendali, tra cui Pian delle Viti Affinamento sui lieviti Circa 31 mesi per la bottiglia degustata Residuo zuccherino Circa 2,2 g/l Lavorazione Metodo Classico Perché ci è piaciuto Il Rosé ci è piaciuto perché esce dall’idea di uno spumante rosato necessariamente leggero o destinato soltanto all’aperitivo. La presenza del 96% di Pinot Nero gli conferisce struttura e personalità, mentre la mineralità mantiene il sorso teso e dinamico. È un vino che invita immediatamente a pensare alla cucina. Dove nasce Uno degli elementi che più ci ha incuriositi è il legame con Pian delle Viti. Durante la visita ci è stato raccontato che questo vigneto raggiunge circa 330 metri sul livello del mare, risultando tra i più elevati dell’azienda. La sua origine geologica è legata a un antico ambiente marino, elemento al quale Barone Pizzini collega una parte della marcata mineralità percepibile nei vini provenienti da questa zona. Altitudine e caratteristiche del terreno contribuiscono quindi a costruire un Rosé nel quale la struttura del Pinot Nero rimane sostenuta da freschezza e tensione. Un Rosé quasi interamente Pinot Nero La cuvée è composta per il 96% da Pinot Nero e soltanto per il 4% da Chardonnay. È una scelta che definisce nettamente il carattere del vino. Il Pinot Nero porta struttura, profondità e una presenza importante al palato, rendendo il Rosé particolarmente adatto agli abbinamenti gastronomici. La piccola componente di Chardonnay contribuisce invece all’equilibrio complessivo della cuvée. Abbinamenti Questo è probabilmente il vino più gastronomico tra quelli degustati. Lo consigliamo con: tartare di manzo; carne rossa; arrosti; ragù; primi piatti strutturati; salumi; formaggi saporiti; tonno; piatti di pesce importanti; pizza gourmet. È un Franciacorta Rosé capace di accompagnare tranquillamente anche preparazioni che normalmente verrebbero abbinate a un vino fermo. Lo sapevi? Pian delle Viti si trova a circa 330 metri sul livello del mare ed è uno dei vigneti più elevati di Barone Pizzini. Durante la visita, le caratteristiche del luogo e la sua particolare origine geologica sono state indicate tra gli elementi che contribuiscono alla forte componente minerale percepita nei vini provenienti da questa zona. Il pensiero di Luca Il Rosé 2022 mi ha colpito innanzitutto per il colore, decisamente più importante rispetto a quello di molti Franciacorta Rosé. Al palato ho trovato soprattutto una forte mineralità, accompagnata da una struttura evidente legata alla presenza quasi totale di Pinot Nero. È un vino che secondo me trova la propria dimensione migliore a tavola. Lo vedo molto bene con tartare, ragù, arrosti e piatti saporiti, perché possiede sufficiente carattere per sostenere preparazioni importanti senza perdere freschezza. Tra i tre vini degustati, è quello che più chiaramente rompe l’idea del Franciacorta Rosé come semplice vino da aperitivo. Dettagli finali Abbinamento: tartare, carni rosse, arrosti, ragù e piatti saporiti Residuo zuccherino: circa 2,2 g/l Lavorazione: Metodo Classico Zona di produzione: Franciacorta DOCG Temperatura di servizio: 8–10 °C

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